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L' assolutismo illuminato di Pietro Leopoldo
La Toscana fu il laboratorio in cui gli intellettuali si misurarono con i problemi del governo politico, con una tensione più tecnica che ideologica e dove le stesse teorie fisiocratiche (il liberismo economico, le teorie del dispotismo legale e la teoria dell’ordine naturale) divennero la cultura di base dove cercare soluzioni realistiche. Angelo Tavanti, Giovan Francesco Pagnini, Ferdinando Paoletti adattarono alla realtà toscana gli scritti degli economisti francesi, senza mettere in discussione gli interessi dei grandi proprietari terrieri e le strutture sociali delle campagne. I loro principi ispiratori sono legati al diritto di proprietà come condizione complementare al diritto della libertà dei commerci, la loro posizione è non conflittuale rispetto al potere politico ma è difesa dell’assolutismo corretto dall’autorità della legge , come forma ottimale di governo, accettazione di un ordine naturale necessario e giusto razionalmente perfetto.

Pietro Leopoldo, educato all’illuminismo cattolico, persuaso dell’importanza del sapere scientifico ed economico per la direzione del paese, capì a fondo la società toscana, ne esaltò l’indipendenza da Vienna e privilegiò i valori nazionali dello Stato Toscano attraverso il rispetto della realtà politica locale.

I suoi più noti collaboratori furono Pompeo Neri, Angelo Tavanti e Francesco Maria Gianni.
La stampa fu in quel periodo con le “Novelle letterarie” la portavoce del pensiero riformatore toscano, come pure ”Il giornale dei letterati” di Pisa e l’Accademia dei Georgofili, che sostenne ed elaborò ai massimi livelli la politica economica granducale sui temi della proprietà, della mezzadria e dell’istruzione agraria, del rinnovamento agronomico e dell’igiene pubblica.

L’innovazione trovò il suo terreno fertile nella questione della bonifica della Maremma, scorporata da Siena e posta sotto una diretta amministrazione governativa presieduta da Pompeo Neri, che sotto la spinta di quell’intervento contingente generò la liberalizzazione dei commerci frumentari, la premialità ai produttori e la cessione in proprietà ai mezzadri delle terre del demanio e della Chiesa, avviando la lotta per l’allivellamento delle terre e la liberalizzazione dei commerci (grano e frumento) che culminò nella legge del 1767, prima in Europa, con la quale si intese combattere in modo nuovo la carestia, abolendo la precedente legge annonaria e privilegiando le leggi del mercato invece dell’intervento dello Stato.

La riforma municipale di Pietro Leopoldo mirava a far coesistere lo stato burocratico, in fase di formazione, con spazi di reale decentramento del potere e forme di ampliamento della libertà e dei diritti politici il cui punto di arrivo sarebbe stato il progetto di Costituzione al quale con il Gianni lavorò dal 1778 al 1782. Documento che anche se non operante rappresenta la consapevolezza del Principe di pensare ad un trasferimento di sovranità ai cittadini, progetto che si sarebbe dovuto realizzare attraverso la formazione di un’assemblea nazionale a base elettiva, separazione dei poteri politico, giudiziario, parziale affidamento del potere legislativo all’assemblea nazionale.

La carta costituzionale poneva limiti all’autorità del Sovrano che non avrebbe più potuto, di suo arbitrio, dichiarare guerra, modificare i confini dello Stato, cambiare gli ordinamenti giuridici e municipali e proponeva la separazione delle rendite del Sovrano da quelle dello Stato e l’ inalienabilità dei beni della corona .
Nel proemio del 1782 della carta costituzionale, Pietro Leopoldo vuole che
” ..la legge primitiva e fondamentale che investe il Sovrano di legittima autorità ne limiti anche l’uso e l’esercizio “
L’ipotesi costituzionale fu influenzata dai fisiocratici francesi, dalla cultura giusnaturalistica europea fino a Locke, ma anche l’esempio dei Paesi Bassi e dalle rivendicazioni dei coloni americani.

Pietro Leopoldo si scontrò perciò con lo stesso Gianni e con le incomprensioni del mondo politico ed intellettuale toscano, codificando il divario tra la sua quell’ambiente e la sua cultura, permeata dai richiami ai principi generali della convivenza umana, da idee di norme fondamentali della società e del governo riferite ad un contratto che dalle precedenti delineazioni giusnaturalistiche e Lockiane stava trapassando verso le insistenze rousseauiane della sovranità popolare.

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