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    Il fiume Magra, una strada d'acqua lungo la via Francigena
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I contenuti della mostra
Una lunga storia dell'uomo e del fiume
La storiografia locale (in particolare i lavori del Branchi e dello Sforza) riporta indirettamente notizie di alluvioni, controversie per il possesso del letto del fiume Magra e per le arginature.
Gli statuti delle comunità parlano di diritti di pascolo, legnatico, prelievo di pietre e sabbia e pongono divieti di pesca, per salvaguardare la privativa dei feudatari. Gli archivi storici pubblici e privati contengono fascicoli plurisecolari di controversie di confine e per la proprietà delle aree golenali, fertili e coltivate del fiume e dei suoi vetriciai.
Una fonte archivistica genovese (Archivio di Stato di Genova, fondo Brignole Sale) del ‘600 relativa al territorio di Groppoli, testimonia comunque quanto il fiume fosse, contro ogni consuetudine statuita e sancita dal diritto comune, una fonte professionale di reddito per una categoria di pescatori che sul fiume Magra potevano liberamente pescare senza proibizione e con molta utilità trote, lamprede ed anguille in gran quantità.
Il fiume Magra non narra solo una storia naturale ma testimonia un rapporto vitale e fondamentale tra i popoli posti lungo il suo percorso che su esso, per esso e tramite esso, si scontrano e si incontrano per un collegamento e una relazione che si concretizzano tanto nella costruzione di un ponte quanto nell’individuazione di un guado.
Il fiume stesso dunque è ponte tra le comunità, incontro tra le strade naturali ed umane, queste ultime dettate dalle necessità della vita e dalle logiche di dominio politico di un territorio, quelle naturali gestite da leggi più ferree, da cause imponderabili e non governabili da parte dell’uomo, ma tutte insieme generanti conseguenze ed azioni le cui tracce giungono ancora oggi sotto i nostri occhi se indossiamo occhiali adatti alla loro lettura.
Due esigenze spesso contrastanti caratterizzano l’approccio al fiume: quella della natura e quella dell’uomo, segnate la prima dai tentativi umani di forzatura e la seconda dalla ribellione del fiume stesso che distrugge argini, ripari ed ostacoli.
Il viaggio attraverso i documenti di numerosi archivi storici e privati, riordinati con lungo e paziente lavoro, ci permette di raccogliere molteplici testimonianze di questa lunga e secolare lotta tra il “Dio Fiume” (il Magra) e l’uomo di Lunigiana, restituendoci l’orgoglio di una appartenenza al territorio e al suo fiume.

Antonio da Faje, cronista lunigianese, vissuto nel XV sec., nella prima cronaca scritta di Lunigiana racconta: “Ano fatto fare una mora in su la giara de Magra preso ala boca del Bagnone , per volere fare uno ponte che pasa Magra. Dio gene dia grazia buona. Del mexe de settembre (1450) vene uno grosso diluvio e scantonala uno poco” e come a novembre dello stesso anno i fiumi trasbordassero tanto che crollarono i ponti di Aulla e si aprì, non crollando quello di Villafranca, mentre molti altri di legno e pietra andarono distrutti.
Bernardino Campi ci ricorda le piene a Pontremoli, come quella del 1493, quando “…crebbero i fiumi a tal segno che giunsero a tanta altezza che restarono atterrati i ponti, i molini e le case vicine a detti fiumi“o le inondazioni del Magra e degli affluenti rovinose che si ripeterono nel pontremolese nel 1513, nel 1618, nel 1662. I consoli della comunità di Terrarossa lamentano di essere circondati dall’acqua di tre fiumi Taverone, Civiglia e dalle inondazioni della Magra. Ancora a metà del ‘700 il Taverone ruppe gli argini, devastando il piano del mercato di sopra o ragnaia ed il marchese, unitamente all’abbazia e ai proprietari, si accinse a bonificare i campi sconvolti e costruire ripari per rimettere il fiume entro gli antichi suoi alvei. Ancora nel 1815 ciò si ripeté e Targioni Tozzetti a metà Ottocento testimonia nella Relazione di alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana: per osservare le produzioni naturali e gli antichi monumenti di essa che “…Per barca pure si passa la Magra dirimpetto all’Aulla, a Caprigliola e a Sazana, non avendo ponti da Pontremoli in giù vedendone solamente i vestigi d’uno antichissimo con cinque archi che da Caprigliola comunicava col piano d’Albiano, e che di solito, l’antica tradizione vuole fosse fabbricato dalla contessa Matilda.
La Magra, benché ingrandita da tanti affluenti e ridotta a camminare per piano, nientedimeno non è navigabile, sennonché un miglio in circa presso al suo sbocco al mare, e ciò diviene per le frequenti scogliere che attraversano il suo letto, scavato quasi tutto per sassose pendici di Monti”.
L’impossibilità di governare il deflusso delle acque e gli alti costi sono la causa della quasi totale mancanza di ponti di collegamento e della presenza di molti punti per i servizi di traghetti e barche (il Museo Etnografico di Villafranca in Lunigiana conserva una lapide settecentesca relativa al traghetto sull’Aulella e manifesti con le tariffe per il traghetto Villafranca-Mulazzo, differenziate a seconda delle condizioni del fiume e del relativo rischio).
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Segreteria di rete  Responsabile: Francesca Guastalli - Archiviste: Monica Armanetti, Paola Bianchi
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