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    Il fiume Magra, una strada d'acqua lungo la via Francigena
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Il fiume Magra e la via Francigena
L’importanza del fiume Magra è data dall’essere stato da sempre un tutt’uno con un’importante storica direttrice viaria di collegamento tra il nord Europa e il sud Italia: la Via Francigena.

Così illustra lo Zuccagni Orlandini, nel suo Ottocentesco Atlante geografico, fisico e storico del Granducato di Toscana di Attilio Zuccagni Orlandini segretario delle corrispondenze della Accademia economico-agraria dei georgofili di Firenze
“Per Val di Magra passarono in remoti tempi le più comode vie dalla riva del Po al Mar Toscano, oltre l’Emilia o del Litorale.
Vi furono poi tenute aperte quelle di Monte Bardone, la Francesca (Francigena) la Lombarda e varie altre per le quali passarono numerosi eserciti, diversi Re, Imperatori e pontefici. Ma sul cominciare del secolo XVII perdè la Lunigiana anche questo vantaggio che le restava ed era ormai ridotta la più infelice tra le toscane province, perché priva del tutto di vie rotabili”.

Lungo il fiume si attesta il dominio fiorentino in Lunigiana a partire dalla seconda metà del Quattrocento, tramite il possesso di territori nevralgici per il controllo militare della valle e attraverso una organizzazione politica ed amministrativa attenta al mantenimento della presenza fiorentina e al controllo delle comunità sottoposte in aperta contrapposizione spesso con i territori dei feudi malaspiniani.
Lungo il fiume si sviluppano vie di commercio che mettono in relazione la Lunigiana con il Parmense, l’Emilia e l’area lombarda lungo i cosiddetti percorsi del sale che, dal Magra in Aulla si dipartono lungo il Taverone, salgono al passo del Lagastrello attraverso la Via di Linari, lungo un asse frequentato ed importante per tali commerci già in epoca medioevale e conteso dalle maggiori potenze nei secoli successivi.
Questa storia di dominio e di commerci che caratterizza la direttrice della via Francigena, acquista particolare importanza in epoca medioevale.
La Via Francigena, o Via Romea, che collegava l'Europa nord-occidentale a Roma nel sistema viario medievale, riveste infatti un ruolo fondamentale, sviluppando un preferenziale rapporto con il fiume Magra e i suoi territori, attraverso una molteplicità di fasci viari paralleli che si intersecano nelle valli dei torrenti confluenti e che si innestano su quelli principali di fondovalle più direttamente coinvolti dalle vicende naturali di questo fiume.
Nel tratto in terra di Lunigiana questa viabilità scendeva dal passo della Cisa, passava per Pontremoli, seguiva il corso del Magra, si portava a Luni e da lì raggiungeva Lucca.
Il percorso seguito nel tratto tra Fornovo e Luni attraverso il Passo della Cisa non nasce però in età medievale ma utilizza l’asse viario di età romana che collegava i due castra di Parma e Lucca, fondati con funzione di capisaldi della lotta contro i Liguri.
Ciò che di nuovo caratterizza questo itinerario nel Medioevo è la funzione di principale collegamento tra il nord e il sud d’Italia, funzione rivestita in età romana dal sistema Via Emilia - Via Flaminia.
L’accresciuta importanza di questo itinerario ha due motivi. Il primo è costituito dal declino del principale asse viario romano, dovuto allo spostamento della capitale da Milano a Ravenna e alla ridotta manutenzione delle strade, fenomeno che indusse a privilegiare laddove possibile i collegamenti fluviali.
Il secondo motivo è legato alla presenza dei Longobardi che determinò la divisione della penisola italiana in due blocchi e, laddove essi esercitarono il potere, la fine di un sistema amministrativo che presiedeva all’organizzazione del cursus publicus, cioè di quel complesso di luoghi di sosta e di assistenza denominati mansiones e mutationes, conservatosi fino all’età tardo antica. I Longobardi inoltre resero Lucca la loro principale meta a sud degli Appennini. Questo centro era infatti il più importante del Ducato di Tuscia e costituiva anche un snodo viario strategico: da lì partivano dei tracciati diretti a sud che passavano internamente lungo la Valle dell’Elsa per evitare di avvicinare i territori ancora in mano ai Bizantini.
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