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    Il fiume Magra, una strada d'acqua lungo la via Francigena
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Groppoli - Le more
Per salvare i terreni dalle devastazioni dei fiumi e ricuperare ciò che hanno invaso i Sigg. Pontremolesi hanno in questo secolo (1700) introdotto l’uso di incanalare i fiumi con muraglie di pietra e calcina che chiamano More e Moli con spese grandissime e talvolta inutili perché ben spesso i fiumi furibondi, o gli rovesciano per mancanza di sicuri fondamenti o non potendosi trovare in molti luoghi i saldi piloni naturali di pietre per collegarveli, o gli atterrano coll’urto de’ pietrosi, e de grandi tronchi d’alberi che seco portano svelti dalle montagne, o finalmente gli sotterrano, e rendono frustranei, per la gran copia dei terreno e dei sassi che seco trascinano giù dalle montagne.
Alcuni dovendo fabbricare dette More in siti dove non si trovano scogli, e dove circ’ad un braccio si trova l’acqua nello scavare i fondamenti, le hanno fatte fare di figura cubica, e non in muro continuato, come più comunemente si pratica, coll’idea che se il fiume venga a scavare sotto al dado, esso dado ricaschi per piano e si seppellisca tutto intero nel medesimo scavo, e così poi serva di base alla nuova fabbrica di riparo che sopra vi si eriga.
Molte volte però resta delusa da tale idea, perché essendo la ghiara composta di pietre di differente grossezza ed essendovene alcune di smisurata grandezza, ne segue che cadendo il dado sopra di tali pietre o resta mezzo sospeso o trabocca fuori dalla linea o declina più da una parte che dall’altra e insomma prende una positura diversa dal desiderio di chi o fabbrica, e talvolta anche si rompe.
Non si può esprimere la gran somma di denari che sono stati spesi, e che di continuo bisogna spendere nella costruzione e mantenimento di tali More o moli, per resistere agli impetuosi fiumi del pontremolese e che seco strascinano enormi pietre dai monti; e se non fossero tali robusti ripari malamente si potrebbero salvare i terreni dalle corrosioni, per mezzo dei ripari meno dispendiosi soliti praticarsi in altri fiumi. […] Non è il solo pontremolese che spesso resta devastato dalla Magra e dai suoi affluenti: ne provano i danni anche le altre provincie della Lunigiana e soprattutto la pianura marittima di Sarzana ove erano varie macchie e selciaie, che frenavano l’impeto del fiume senza nuocere alle terre coltivate. Già con deliberazione del Consiglio il dì 24 dicembre dell’anno 1460 proibì di tagliare alberi e macchie attorno alla Magra quest’ultima legge come al solito andò in oblivione per l’avidità di guadagnar terreno da semente, furono tagliate le macchie e le saliviate, finché le acque non trovando più quel forte ritegno, non solamente hanno corroso le ripe adiacenti ed hanno allargato irregolarmente il loro letto, ma sono anche talvolta traboccate da esso e si sono distese ora qua ora là, scavando e distruggendo gli ameni e fertili campi che prima vi erano.
È da notarsi, relativamente ai soprannominati Fiumi, una osservazione stata più volte fatta nel pontremolese, e cioè che quando la pioggia viene a scirocco, quale percuote la montagna ove ha origine il fiume Verde, le acque di questo si gonfiano, laddove quelle della Magra non danno in eccessi. Per lo contrario quando la pioggia viene a libeccio, il Verde non fa grande alterazione, e la Magra si gonfia a dismisura benché le loro sorgenti non siano distanti più di dieci miglia.

Attilio Zuccagni Orlandini, Atlante geografico, fisico e storico del Granducato di Toscana di Attilio Zuccagni Orlandini segretario delle corrispondenze della Accademia economico-agraria dei georgofili di Firenze. - [S.l.] : Federazione casse di risparmio della Toscana, stampa 1974


 
 
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